Nelle Marche la provincia di Pesaro è forse la provincia tartufigena con la migliore vocazione in Italia.
Qui si trovano tutte le specie di tartufo commercialmente più importanti.
I suoi centri più famosi sono Acqualagna, S.Agata Feltria e Pergola, sedi di mercati di importanza nazionale del Tartufo Bianco Pregiato.Altre località famose per il tartufo sono Carpegna, S.Angelo in Vado, Urbino, Novafeltria, Sassocorvaro, Cagli, Fossombrone.
Per la produzione di Scorzone e Uncinato è importante l'Alta Valle del Conca nei comuni di Montecerignone, Monte Grimano
Alla confluenza dei fiumi Burano e Candigliano, Acqualagna è diventata famosa per aver saputo imporre all'attenzione del mercato il suo tartufo, che qui viene chiamato "l'oro nero della terra". Oggi si può legittimamente fregiare del titolo di "capitale del tartufo" e, con Sant'Angelo in Vado e Sant'Agata Feltria, fa del Montefeltro la terra-chiave della via dei tartufi, versione aggiornata della via delle spezie.
Ospita a novembre la Fiera Nazionale ed è sede del più intenso e attivo mercato dei tartufi d'Italia. Da ottobre a marzo il caratteristico acuto odore di tartufo invade l'aria e le vie si animano di cercatori e di commercianti. Il passo del Furlo, sulla via Flaminia, con la galleria scavata dai romani nel 76 dopo Cristo, è meta di numerosi turisti. A breve distanza dal Furlo sorge l'abbazia di S. Vincenzo, detta di Petra Pertusa, preziosa opera di stile romanico del VI secolo: "E' opera romana mai eguagliata in Italia....." (il giudizio è di E. Hutton, 1913). Il paese vive anche dell'artigianato della pietra utilizzata per caminetti, cordoli, gradini e rivestimenti. A qualche chilometro dal centro abitato si trova il santuario della Madonna del Pelingo nel quale c'è un affresco del XV secolo raffigurante la Madonna con Bambino. Nella frazione di Petriccio si può visitare la chiesa romano-gotica dell'Annunziata, con portico ogivale e affreschi trecenteschi. Acqualagna gode di una particolarità: il tartufo nelle sue varie caratteristiche è disponibile per la ristorazione, in ogni stagione dell'anno.
IL TARTUFO: la storia
Il tartufo e' un frutto della terra conosciuto dai tempi piu' antichi. Si hanno testimonianze della sua presenza nella dieta del popolo dei sumeri ed al tempo del patriarca Giacobbe intorno al 1700 - 1600 a.C. I greci lo chiamavano Hydnon (da cui deriva il termine "idnologia" la scienza che si occupa dei tartufi) oppure Idra ,i latini lo denominavano Tuber, dal verbo tumere(gonfiare),gli arabi Ramech Alchamech Tufus oppure Tomer e Kemas, gli spagnoli Turma de tierra o cadilla de tierra, i francesi truffe (derivante dal significato di frode collegato alla rappresentazione teatrale di Molière "Tartufe"del 1664, gli inglesi Truffle, infine i tedeschi Hirstbrunst,oppure Truffel.
Gli antichi Sumeri utilizzavano il tartufo mischiandolo ad altri vegetali quali orzo, ceci, lenticchie e senape, gli antichi ateniesi si dice che lo adorassero al punto di conferire la cittadinanza ai figli di Cherippo per aver inventato una nuova ricetta. Plinio il Vecchio nel libro della Hystoria Naturale ci narra la storia di un pretore, tale Lartio Licinio, che si trovò nella situazione di emettere una sentenza che gli creava un enorme imbarazzo. Un ricco cittadino chiedeva un risarcimento da una persona che gli aveva donato un tartufo contenente una moneta che gli si rivelò solo quando addentato il tartufo gli si spezzarono i denti incisivi.L'opinione del Plinio nella sua veste di naturalista era che il tartufo "sta fra quelle cose che nascono ma non si possono seminare".
Plutarco azzardò l'affermazione alquanto originale che il "Tubero" nasceva dall'azione combinata dell'acqua, del calore e dei fulmini. Simili teorie erano condivise o contestate da (tra i più noti) Plinio, Marziale, Giovenale e Galeno ed avevano come unico risultato lunghe diatribe. Non essendo quindi ancora stabilita l'origine dei tartufi, la scienza unita alle credenze popolari coprirono il tartufo di mistero al punto che non si sapeva definire se fosse una pianta o un animale. Oppure venne definito come una escrescenza degenerativa del terreno, più in la' addiritura cibo del diavolo o delle streghe.
Si credeva che contenesse veleni che portavano alla morte. Ma il rischio di avvelenamento non era collegato all'organismo tartufo in sè, ma al luogo in cui cresceva, quindi la possibile vicinanza nel terreno di nidi di serpi,tane di animali velenosi, ferri arrugginiti e cadaveri.
Infatti il Guainero nel suo manuale "Pratica Medicinae" tratta tra gli altri argomenti gli avvelenamenti da funghi e da tartufi e dopo aver descritto in modo dettagliato le sofferenze riportate dall'intossicazione, consiglia di far cuocere i funghi e quindi anche i tartufi con delle pere che secondo questa teoria avrebbero assorbito i veleni.
In realtà la validità di questa pratica non è da attribuire all'azione delle pere ma al semplice fatto che i funghi contengono sostanze tossiche termolabili ad una temperatura pari a 60-70 gradi centigradi ed in questo modo la cottura permette di eliminarle completamente. Altre ricette ci vengono fornite da Dioscoride che nella sua opera "Sulla materia medica" suggeriva per l'avvelenamento da funghi l'aceto, pozioni salate e sterco di pollo.
In seguito le schede dei vari tartufi che si possono trovare nella provincia di Pesaro Urbino
Tartufo bianco pregiato (tuber magnatum pico)
Noto Volgarmente come Tartufo bianco di Acqualagna o di Alba , “Trifola bianca” “Rapone”, raggiunge le maggiori dimensioni tra i tartufi commestibili, superando talora il peso di un kilogrammo. Il carpoforo e’ tuberiforme globoso, negli esemplari cresciuti in terreni sciolti, oppure compresso o sinuoso, in quelli cresciuti in terreni tenaci.
Il peridio (scorza esterna) e’ di colore giallognolo od ocraceo pallido, con sfumature verdognole e con superficie liscia o quasi liscia.
La gleba (polpa interna) e’ di colore variabile secondo il grado di maturazione e degli alberi con cui vive in simbiosi, per lo piu’ nocciola o rosata, per poi diventare fuligginoso rossiccia o completamente rossiccia. Le vene sono biancastre, sottilissime e sinuose che scompaiono con la cottura. Emana un forte odore caratteristico, superiore a qualsiasi altra specie di tartufi, e’ facilmente digeribile e ha un sapore ottimo, che si altera con la cottura. Matura in autunno fino all’inizio dell’inverno. I primi esemplari ( fioroni) si possono trovare dai mesi di luglio-agosto, ma hanno scarse caratteristiche organolettiche. La raccolta effettuata in questo periodo puo’ danneggiare i corpi fruttiferi in via di formazione, per cui la legge della Regione Marche n° 34 del 6 ottobre 1987 ne vieta la ricerca.
Il suo sviluppo e’ strettamente legato a condizioni termo pluviometriche proprie dei climi sub mediterranei e di quelli continentali. Le annate, in cui i tartufi bianchi sono stati piu’ abbondanti, sono state caratterizzate da stagioni autunno invernali molto fredde e ricche di precipitazioni, e da quelle estive scarsamente piovose, ma non aride.
Tartufo bianchetto (Tuber albidium pico o Tuber borchii Vitt
Noto volgarmente come “Bianchetto” o “Marzuolo”, ha dimensioni variabili da quelle di una nocciola a quelle di una susina, raggiungendo raramente le dimensioni di una mela. Carpoforo di forma globosa piuttosto regolare, senza prominenza basale. Il peridio( scorza esterna) e’ liscio e si distacca dalla sottostante gleba, di colore biancastro negli esemplari giovani, bruno con maculature rugginose a maturazione. La gleba( polpa interna) e’ dapprima biancastra, con l’eta’ diventa fulva e poi bruno violacea. Le vene sono bianche e tendono ad imbrunire leggermente, grossolane ed anastomizzate. Emana un odore intenso,decisamente agliaceo. Ha un sapore mediocre e scarsamente digeribile; cotto diventa spugnoso ed immangiabile. Matura da gennaio ad aprile
Tartufo nero pregiato ( Tuber melanosporum Vitt)
Noto volgarmente come “Tartufo nero di Norcia o Spoleto” o “ dolce”, ha dimensioni variabili.
Nel 1984 B.G., tatufaio della zona del Furlo comune di Acqualagna , ha trovato un esemplare del peso di 1380 grammi. Il carpoforo e’ di forma rotondeggiante piuttosto regolare, talora irregolare se cresciuto in terreni ricchi di scheletro.
Il peridio(scorza esterna) e’ nero aderente alla gleba, talora con zone rugginose, con verruche di media grandezza (35mm) e di forma piramidale a base quadrata, pentagonale od esagonale, con il vertice smussato o depresso.
La gleba( polpa interna) e’ chiara negli esemplari giovani, nero porpora o nero-violacea a maturita’.
Le vene sono bianche, fitte, strette, a contorni definiti, che all’aria diventano bruno rossicce,circondate da due bande traslucide. Emana profumo intenso e gradevole ha ottimo sapore che si manifesta con la cottura ed e’ facilmente digeribile. Matura da dicembre a marzo.La produzione del nero dolce e’ favorita da una primavera moderatamente piovosa, da un’estate siccitosa,intervallata da scrosci temporaleschi, e da un autunno caratterizzato da frequenti precipitazioni alternate da giornate di sole.
Tartufo nero invernale (Tuber brumaleVitt)
Noto volgarmente come “tartufo nero invernale” o “Trifola nera”. Ha dimensioni comprese tra quelle di una nocciola a quelle di un uovo di gallina. Il capoforo e’ globoso, irregolare se cresciuto in un terreno ricco di scheletro.
Il peridio (scorza esterna) e’ nero o nero ferruginoso a maturazione, con verruche piramidali a base pentagonale o esagonale e vertice smussato, larghe 2-4 mm. E poco sporgenti, di aspetto piu’ rugoso del melanosporum.
La gleba (polpa interna) e’ chiara, negli esemplari piu’ giovani, nera e ferruginosa a maturita.’
Le vene sono biancastre all’aria, larghe e piu’ rade di quelle del Tuber melanosporum.
Emana un odore caratteristico che, ricorda quello della sanguinella (Corpus sanguinea) ed e’ poco digeribile. Matura dal mese di gennaio a tutto marzo.
Tartufo moscato (varieta’ moschatum de Ferry)
Noto volgarmente come “ Tartufo moscato” Tartufo nero di campo” o “ Forte”, ha dimensioni inferiori a quelle di un uovo di gallina.
E’ simile al brumale dal quale differisce per il colore piu’ chiaro della gleba ( polpa Interna) e per il forte odore di muschio. Ha un sapore piccante. La sua commestibilita’ e’ scadente. Matura nei mesi di gennaio-marzo.
Tartufo estivo ( Tuber aestivum vitt.)
Noto volgarmente come “Tartufi d’estate”, “scorzone”, “maggiolo”, “maggeno”o “scatereccio”, ha dimensioni che variano da quelledi una noce a quelle di una arancia.
Il carpoforo e’ irregolare tondeggiante, nerobluastro, con verruche larghe 4-10 mm. e alte 1,53 mm.
Di forma piramidale a base pentagonale o esagonale, vertice generalmente depresso dal quale partono creste radiali in rilievo, facce laterali solcate da piccolissime screpolature longitudinali parallele tra loro.
La gleba ( polpa interna) biancastra negli esemplari piu’ giovani, bruno chiaro a maturita’. Vene biancastre, immutabili, sottili, anastomizzate che scompaiono con la cottura.
Emana un debole profumo ed ha un sapore grato. E’ commestibile ma di scarso valore.
Matura da maggio a dicembre.
Tartufo uncinato (Tuber uncinatum Chatin)
Noto volgarmente come “tartufo uncinato” “tartufo nero di Fragno” molto simile al tuber aestivum dal quale si differenzia per i seguenti caratteri:
Il peridio e’ di piccole e medie dimensioni, prive di screpolature longitudinali.
La gleba e’ di colore bruno-scuro a maturita’. Le vene sono numerose e molto marcate. Emana un odore piu’ intenso e gradevole del tuber aestivum.Matura nel periodo autunno-inverno.
Tuber macrosporum Vitt.
Noto volgarmente come „Tartufo nero liscio“. Il carpoforo e’ di dimensioni comprese tra quelle di una noce a quelle di un uovo di gallina,globoso, gibboso, e talora provvisto di tubercoli.
Il peridio e’ nero con macchie rugginose, ricoperto di verruche poligonali, difformi, appiattite, piu’ piccole di quelle presenti nei tartufi neri.
La gleba dapprima biancastra e poi bruno-porpora.
Le vene sono esili,biancastre e diventano bruno-pallide all’aria.
Emana un forte odore agliaceo; ha sapore gradevole e polpa tenace.Matura da ottobre a dicembre.
Tuber mesentericum Vitt.
Noto volgarmente come “ Tartufo nero di Bagnoli” ha dimensioni che variano da quelle di una noce a quelle di un uovo di gallina.
Il carpoforo e’ globoso provvisto di una cavita’ centrale profonda che si apre sulla parte basale, per cui in sezione assume un aspetto reniforme.
Il perido e’ nero o brunastro o bluastro, con verruche poligonali,appiattite,senza fossa alla base.
La gleba dapprima biancastra poi bruna-purperea.
Le vene sono numerose, biancastre, labirintiformi.Emana un caratteristico odore che ricorda l’iodoformio. Commestibilita’ equivalente a quella di un tuber aestivum.
Matura da ottobre a gennaio.
Tartufo rosso o russo ( Balsamia vulgaris Vitt) Tossico
Ha forma sferica con peridio non liscio,di colore rosso ferroso.
La gleba e’ molle, lacunosa di colore avorio, solcata da numerosi venature chiare.
Ha un odore nauseante e penetrante. Vegeta in inverno fino a meta’ primavera. Se mangiato crudo provoca nausea, vomito e diarrea.
Tartufo dei maiali o Trifola bianca, matta, o rapone
(Choiromyces meandriformis Vitt) Tossico
Ha forma sferica, con peridio di colore da bianco-gialliccio a nocciola, talvolta anche marrone, con screpolature biancastre.
La gleba e’ carnosa, chiara, bianco-gialliccia ,grigia o biondo-rosata,solcata da venature sinuose.
Ha un odore penetrante, talora disgustoso. Vegeta in autunno, inverno ed estate, se magiato crudo, provoca intossicazione di una certa gravita.